Scoperto dalla Finanza di Busto Arsizio un laboratorio tessile illegale
L'opificio è stato chiuso: immediata sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di tutela della sicurezza sul lavoro, alla quale si sono accompagnate ulteriori 5 prescrizioni
Tuto irregolare, all’interno bagni fatiscenti, prodotti tessili ammassati e misure di sicurezza inesistenti. I militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Varese, in collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, hanno eseguito un controllo fiscale e in materia di sicurezza sul lavoro presso una ditta individuale di recente costituzione, riconducibile a un cittadino cinese. L’azienda operava in un opificio privo delle basilari misure igienico-sanitarie, portando alla richiesta di cessazione d’ufficio della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate.
I finanzieri di Busto Arsizio, attraverso un’analisi trasversale delle banche dati fiscali e di polizia, hanno avviato un controllo su un’impresa attiva da soli quattro mesi nel settore della lavorazione e confezionamento di abbigliamento. L’attività operava in totale spregio delle norme sulla sicurezza e l’igiene sul lavoro. Durante l’accesso, effettuato con ispettori dell’I.T.L. di Varese, le Fiamme Gialle hanno identificato i cittadini cinesi presenti e verificato le autorizzazioni necessarie. Per gravi violazioni in materia di sicurezza, è stata disposta la sospensione immediata dell’attività, con ulteriori cinque prescrizioni.
Le indagini hanno rivelato che il titolare della ditta era stato dipendente di un’altra azienda, anch’essa riconducibile a un cittadino cinese e operante nello stesso indirizzo. Quest’ultima, resa inoperativa, aveva accumulato debiti fiscali per 150.000 euro tra il 2018 e il 2023 e risultava coinvolta in operazioni fiscali inesistenti. La nuova impresa, di fatto, era subentrata alla precedente per eludere il fisco e beneficiare di agevolazioni riservate alle nuove partite IVA.
Il sistema fraudolento vede l’impiego di prestanome, privi di reale potere gestionale, per mascherare i veri proprietari e facilitare l’evasione fiscale. Spesso, questi lavoratori operano in condizioni di sfruttamento, senza diritti e tutele, alimentando un circolo vizioso di illegalità.
L’opificio è stato chiuso: immediata sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di tutela della sicurezza sul lavoro, alla quale si sono accompagnate ulteriori 5 prescrizioni
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