Sei artisti internazionali rivelano i segreti della carta alla fondazione Morandini di Varese
La Fondazione Morandini inaugura il 29 Marzo e apre al pubblico dal 30 Marzo al 28 Settembre 2025 la nuova mostra temporanea C'È CARTA E CARTA, in collaborazione e con la curatela della gallerista Renate Bender di Monaco e del critico d’arte Marco Meneguzzo di Milano

La Fondazione Morandini inaugura il 29 Marzo e apre al pubblico dal 30 Marzo al 28 Settembre 2025 la nuova mostra temporanea C’È CARTA E CARTA, in collaborazione e con la curatela della gallerista Renate Bender di Monaco e del critico d’arte Marco Meneguzzo di Milano.
La carta, materiale tanto comune quanto straordinario, è fragile e leggera, ma carica di memoria. Su di essa si trasmettono segni, pensieri e forme che diventano espressioni di una trasformazione continua. La mostra nasce dall’idea di esplorare le potenzialità artistiche della carta, mettendo in dialogo sei artisti internazionali che ne esaltano le qualità tattili, cromatiche e strutturali, utilizzando stratificazioni, incisioni e rilievi, oltre che mezzi artistici come il disegno, l’inchiostro e la grafite.
Helmut Dirnaichner (Germania, 1942) lavora con materiali come cellulosa, terre, pietre e minerali, tra cui l’azzurrite, la malachite e il lapislazzuli, che gli forniscono una tavolozza di colori naturali. Le superfici risultanti creano effetti di profondità e variazioni cromatiche a seconda dell’illuminazione e della posizione dello spettatore, riflettendo un dialogo con la materia e un ritorno alle origini della pittura.
L’interesse di Franz Riedl (Austria, 1954) si concentra sulla carta non trattata, con l’intento di renderne visibili la sua forza e la sua superficie. Le sue opere giocano con gli opposti, alternando elementi positivi e negativi, e, tramite tagli e piegature, esplorano tanto la resistenza quanto la vulnerabilità del materiale. Lo spazio e le prospettive architettoniche vengono tradotti in una riduzione astratta e pura della forma, che assume la sua natura pittorica dalla delicatezza degli strati sottili come un millimetro.
Colorare, modellare, tagliare e “spazializzare” sono i processi artistici che Reinhard Wöllmer (Germania, 1956) utilizza per creare i suoi oggetti di carta. Gli elementi sistematici sono sempre controbilanciati dall’enfasi sull’aspetto tattile. Gli oggetti rotondi di carta sono realizzati con cartapesta colorata. L’artista, lavorando su un’incudine, spinge la carta arrotolata in dischi, principalmente utilizzando un martello, per creare forme convesse e concave. Due di queste forme vengono poi unite per dar vita all’oggetto finale.
Le composizioni geometriche dell’artista giapponese Rakuko Naito (Giappone, 1935), residente a New York, esplorano il rapporto tra pieno e vuoto, luce e ombra. L’artista si concentra sulle proprietà della carta, sia essa arrotolata, piegata, stropicciata, strappata, stratificata o leggermente bruciata. Le forme, i bordi e la consistenza della carta stessa sono elementi del suo lavoro artistico, che poi modella nella sua forma finale con la sua visione unica e il suo senso dell’ordine. Le sue creazioni, realizzate con la migliore carta Washi, sono presentate in scatole bianche e neutre.
«Nell’opera di Bruno Munari (Italia, 1907-1998), la carta è ovunque: in assoluto è la materia e il materiale più usato dall’artista/designer/inventore/didatta scomparso quasi trent’anni fa. Ci sono altri artisti – Paul Klee, per esempio – che hanno fatto della carta il supporto privilegiato ai loro segni e disegni, ma Munari va oltre: la carta, con lui, non è più solo un materiale o un supporto, ma diventa uno “strumento”, cioè una parte attiva della creazione. Elemento umile, facile da usare, economico, proprio per queste sue caratteristiche nel sistema dell’arte è il materiale meno “auratico” di tutti: Munari allora va controcorrente, e trasforma la carta in scultura, in libro (la carta stessa, non le parole
che vi sono scritte sopra…) in opera unica e non propedeutica a materiali considerati più nobili, per tornare poi alla duttilità di un impiego “usa e getta” cui la carta si sottopone con rassegnata gentilezza». Spiega Marco Meneguzzo.
«La sala espositiva di Grazia Varisco (Italia, 1937) si accentra sul ciclo delle “Extra-pagine”, realizzato a partire dai primi anni Settanta, e sfociato attraverso rivoli espressivi anche sotterranei nelle opere degli anni più recenti, come le due “Covid” (il titolo è già un’indicazione cronologica evidente, e uno stato d’animo sotteso alle opere …) esposte in Fondazione. Gli altri lavori, tutti del decennio d’esordio, traggono spunto dal concetto di “anomalia” nella standardizzazione: come certe pagine di libro che, per un errore di taglio o di foliazione, escono dal bordo uniforme delle pagine e creano una piega, una “disubbidienza” all’ordine precostituito. Di qui le “Extra pagine”, ad un tempo riflessioni sulle possibilità eccentriche della geometria che da ordine diventa disordine – o meglio, diventa un ordine “altro” -, ma che sono anche metafora di una visione del mondo più libera, più
disposta ad accettare l’intervento del “caso” nella nostra vita, oltre che nella nostra arte» commenta sempre Marco Meneguzzo.
Un’ulteriore dimensione della mostra è costituita dal Focus-on dedicato al fotografo varesino Alberto Bortoluzzi, che, tra il 29 marzo e metà luglio, presenterà una serie di scatti esplorando la relazione tra origami, geometrie e natura. In seguito, l’installazione site-specific dell’artista turco Şakir Gökçebağ, prevista tra metà luglio e il 28 settembre 2025, arricchirà sorprendentemente l’esperienza espositiva sul tema della carta.
Durante il periodo dell’esposizione verranno organizzati momenti di incontro e racconto con gli artisti in mostra per tutti, un’occasione preziosa e imperdibile di confronto: di particolare rilevanza sarà la presenza dell’artista giapponese Rakuko Naito, che arriverà da New York per l’inaugurazione della mostra in occasione dei suoi 90 anni.
Artisti in mostra: Helmut Dirnaichner (DE), Franz Riedl (AT), Reinhard Wöllmer (DE), Rakuko Naito (JP), Bruno Munari (IT), Grazia Varisco (IT)
Focus on: Alberto Bortoluzzi
Opera site-specific: Şakir Gökçebağ
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