Cosa si farà delle aree dell’ospedale di Gallarate: le due ipotesi allo studio
Sono contenute nello studio che la società Arexpo per Comune e Asst. Compaiono anche prime indicazioni sulle aree da dismettere

È pronto lo studio di Arexpo, la società di Regione Lombardia, per la “valorizzazione e rigenerazione urbana delle aree Ospedale S. Antonio Abate”, in vista del futuro ospedale unico: contiene due ipotesi per il riutilizzo delle aree che rimarranno con funzioni pubbliche e alcune indicazioni di massima relative alle aree che invece vanno “valorizzate“, vale a dire vendute al privato.
È una ipotesi di come cambierà l’area quando sarà pronto l’ospedale unico, realisticamente tra sei-sette anni: il grosso del Sant’Antonio Abate sarà a quel punto dismesso.
Sono incluse schede di valutazione dei singoli edifici che confermano che sono tutti in stato di conservazione “buono”, dai più antichi (Padiglione del Boito del 1875 e palazzo su largo Boito del 1929) fino ai più moderni (Trotti-Maino, la cui scheda non indica l’anno di completamento ma che fu costruito negli anni Novanta, complici diversi stop e ritardi).
Le due ipotesi delle aree che rimarranno sanità pubblica
Il piano prevede due scenari di possibili dismissioni e riutilizzo a uso sanitario pubblico.
Tutti e due gli scenari prevedono il mantenimento di funzioni socio-sanitarie pubbliche nell’ospedale vecchio del Boito e nell’attiguo padiglione “Polimedico Est” (su via Bonomi), la differenza tra l’uno e l’altro è la previsione o meno di riuso del padiglione Polimedico Ovest, il grande edificio anni Settanta che affaccia nella porzione all’angolo tra via Bonomi e di via Fogazzaro (di fronte all’ingresso del Centro della Gioventù, per dare un riferimento visivo).
L’ipotesi che prevede il mantenimento con funzione socio-sanitaria pubblica del padiglione Ovest

L’ipotesi che prevede la vendita anche del padiglione Ovest.

Le nuove funzioni per le aree da vendere
Al di fuori del tema delle funzioni sanitarie che rimangono in carico ad Asst, nelle aree da dismettere si ipotizza l’insediamento di altre funzioni, in particolare altre funzioni socio-sanitarie, nuove forme abitative e aree verdi.
Nel caso di nuove funzioni socio-sanitarie, lasciate libere dal pubblico, si potrebbe ipotizzare dell’insediamento di Rsa o strutture sanitarie private o convenzionate: è un tema possibile, visto anche che il piano Arexpo prevede la vendita anche di edifici moderni come il Trotti-Maino, che potrebbero interessare a un privato.
Nell’autunno scorso su questo tema c’era stato un dibattito acceso e le opposizioni avevano proposto una mozione (respinta) che escludeva l’insediamento del privato nei padiglioni dismessi dalla sanità pubblica, che a questo punto potrebbero essere ri-orientati in questo senso.
L’altro tema è appunto quello delle “nuove forme abitative”: si citano ad esempio “senior housing” e “student housing”, di fatto realizzando una convivenza tra generazioni diverse, e il “co-living”. Di certo sono aree preziose, in pieno centro e non lontane dalla stazione, che potrebbero rendere dal punto di vista dell’investimento.
Infine si parla di ipotesi di aree verdi, come “giardini terapeutici” e “community garden”.
Mantenere o demolire e ricostruire
Va però detto che sul futuro delle altre aree il piano non entra nel dettaglio perché “la definizione delle stesse spetta agli Enti Competenti”, quindi prima di tutto al Comune che ha il grosso della competenza urbanistica.
Come si diceva è una grande area al ridosso del centro, potenzialmente appetibile, e quindi il futuro è tutto da scrivere: si potranno tenere alcuni edifici (alcuni sono particolarmente moderni, il Trotti-Maino ha trent’anni), ammodernarne altri non vincolati, demolire altri ancora e riutilizzarne le aree.
Gli edifici storici rimangono per lo più all’interno dell’area che rimarrà con funzioni sanitarie pubbliche: si parla del Padiglione Boito (vincolato) e, in una delle due ipotesi, della chiesa.
Di suo invece Arexpo propone di “aprire” l’area all’interconnessione con i dintorni demolendo una parte del muro di cinta e pensando nuovi percorsi di attraversamento ciclopedonale.
Gli altri edifici fuori dal perimetro dell’ospedale vero e proprio
Nell’accordo di programma sono ricomprese aree che sono fuori dall’isolato principale che ospita l’ospedale, come il palazzo del 1929 di largo Boito, la sede del Cps in via De Magri, per cui è prevista la vendita. E altre aree invece che rimarranno a disposizione della sanità pubblica, come il complesso su Corso Leonardo Da Vinci che ospiterà le Case di Comunità e gli ambulatori.
Avevamo fatto una sintesi in questa scheda “a colpo d’occhio”:
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