Falsi positivi al Covid per ottenere il “green pass“: a Varese il giudice deciderà sulla riqualificazione del reato

L’inchiesta della Polizia ha smascherato nel 2022 un sistema di falsificazione dei dati vaccinali: il caso arriva in tribunale, ma la difesa contesta l’accusa di corruzione. Gli imputati attendono il verdetto del Gup

tampone

Parte con un’eccezione preliminare importante il processo che vede alla sbarra diversi imputati nell’ambito dell’inchiesta della Polizia di Stato di Varese contro i cosiddetti furbetti del tampone: infermieri compiacenti e clienti che cercavano di evitare la vaccinazione per motivi ideologici, o per timore, e che sono ora finiti a processo.

In origine, le posizioni processuali erano quindici, ma una richiesta di patteggiamento ha modificato il quadro. Nell’udienza di mercoledì, davanti al Gup Niccolò Bernardi, due dei difensori, gli avvocati Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti, hanno chiesto la riqualificazione del capo d’imputazione. Secondo i legali, il reato contestato dovrebbe essere ricondotto a “falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità”, escludendo l’accusa di corruzione (o meglio, un fatto che “a cascata“ farebbe decadere quest’ultima, reato molto grave per il codice penale italiano).

Nello specifico, l’accusa riguarda due infermieri che, in qualità di incaricati di pubblico servizio, avrebbero accettato somme di denaro per falsificare i dati vaccinali dei loro “clienti”, attestandone falsamente la positività al Covid-19. I fatti risalgono al 2022, in piena emergenza sanitaria. L’operazione della Squadra Mobile di Varese, nata da un’inchiesta più ampia e supportata da intercettazioni telefoniche, ha portato alla scoperta del sistema fraudolento.

La richiesta di riqualificazione del reato, se accolta, potrebbe cambiare le sorti processuali degli imputati. Il giudice deciderà sulla questione il prossimo 18 giugno.

L’accusa riguarda l’inserimento di dati falsi nella piattaforma nazionale del Ministero della Salute, certificando falsamente la positività al Covid-19 attraverso un punto vaccinale situato in una farmacia della Valceresio, estranea alla vicenda. In cambio, gli infermieri avrebbero ricevuto somme tra i 300 e i 600 euro per ogni falsa attestazione inserita nei database ministeriali. Questo permetteva ai clienti di ottenere il Green Pass in pochi giorni, senza averne diritto, ossia senza essersi vaccinati né aver contratto realmente il virus.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 02 Aprile 2025
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