
Varese
Il Sacro Monte di Varese rivela nuovi segreti: un registro ritrovato riscrive la storia del cantiere secentesco
Sabato 5 aprile a Villa Recalcati la presentazione del libro di Luigi Comincini che ricostruire con estrema precisione la vicenda del registro scomparso e delle importanti informazioni che contiene

Un documento a lungo ritenuto perduto, capace di cambiare radicalmente la conoscenza storica di uno dei luoghi più significativi del patrimonio artistico e religioso lombardo. Dal ritrovato registro dei verbali della Congregazione della Fabbrica del Sacro Monte di Varese, organismo che tra il 1649 e il 1678 gestì le fasi finali del cantiere del Sacro Monte, oggi Patrimonio Mondiale dell’Unesco, nasce il libro di Mario Comincini che sarà presentato sabato 5 aprile alle 10,30 a Villa Recalcati.
Il volume, intitolato “Il cantiere del Sacro Monte di Varese. Trent’anni di storia nei verbali di un registro ritrovato. 1649–1678” ed edito nel 2024 dalla Società Storica Varesina, ricostruisce le vicende del prezioso manoscritto e offre un’indagine storica dettagliata e rigorosa, destinata a divenire punto di riferimento per gli studi futuri sul monumentale complesso varesino.
Il Sacro Monte, avviato nel 1604, vide il completamento della sua struttura architettonica entro un paio di decenni, ma i lavori si interruppero a causa della peste del 1630, per poi riprendere nella seconda metà del Seicento. Furono gli anni in cui si realizzarono le decorazioni interne ed esterne delle cappelle, affidando l’opera a pittori, scultori e architetti scelti attraverso delibere puntuali della Congregazione. Ma di quei verbali, per secoli, si persero le tracce.
Storici autorevoli come Luigi Zanzi e Fedele Merelli avevano denunciato l’assenza di questa fonte archivistica, ritenuta essenziale per comprendere modalità, costi e protagonisti del cantiere. Eppure, contro ogni aspettativa, quel registro è riemerso: conservato oggi presso l’Istituto Canossiano Barbara Melzi di Legnano, dopo una lunga e singolare vicenda storica che lo ha visto transitare da Milano a Tradate, passando per le mani di antiquari e collezionisti.
Comincini ne ricostruisce con precisione il percorso: il manoscritto, trasferito al Fondo di Religione dopo la soppressione del monastero nel 1798, fu sottratto nei primi decenni dell’Ottocento dal libraio antiquario milanese Paolo Antonio Tosi, che lo vendette al conte Francesco Maria Melzi Malingegni. Rimasto nella collezione Melzi fino al XX secolo, il documento giunse infine all’istituzione religiosa che ne è oggi custode.
Nell’introduzione al volume, lo storico dell’arte Vito Zani sottolinea come il contenuto del registro consenta di ricostruire con nuova precisione le fasi operative del cantiere del Sacro Monte, le scelte artistiche, le controversie economiche e i rapporti tra committenti e maestranze. Un lavoro definito «imprescindibile» per la portata delle informazioni recuperate e per il rigore metodologico con cui l’autore ha confrontato le fonti già note con le nuove evidenze archivistiche.
Il ritrovamento e la pubblicazione del registro rappresentano, dunque, un passo decisivo nella riscoperta storica del Sacro Monte di Varese, luogo simbolo della spiritualità e della cultura lombarda, nonché monumento emblematico di un’epoca in cui arte e fede si intrecciavano profondamente nel costruire identità e paesaggio.