Fini: “Non sono l’amministratore delegato di Berlusconi “
In una conferenza stampa breve e al vetriolo il Presidente della Camera ha respinto la richiesta di dimissioni. "Fedeli al governo, ma solo fino a che fa gli interessi del Paese"
«Berlusconi ha una concezione non propriamente liberale della democrazia». Gianfranco Fini risponde con durezza alla presa di posizione dell’ufficio di presidenza del PdL che ieri sera ha chiesto le sue dimissioni da Presidente della Camera. «Ha una concezione aziendale, ma io non sono il suo amministratore delegato».
Nella giornata in cui i finiani iniziano le manovre per la costituzione di nuovi gruppi parlamentari sotto la sigla”Futuro e libertà per l’Italia”, il Presidente della Camera risp
onde con una conferenza stampa ufficiale, breve ma chiarissima. «Ieri sera in due ore, senza possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a creare», a causa – ha sottolineato con sarcasmo citando le motivazioni del provvedimento rivisto e firmato da Berlusconi in persona – «di stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governo, attacco sistematico alla figura e al ruolo del premier e perfino di proposte di legge non in linea con il programma elettorale».
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Fini ha rimarcato con chiarezza la sua intenzione di non dimettersi dalla carica di Presidente della Camera, che non «deve garantire la maggioranza che lo ha eletto», ma deve invece salvaguardare il rispetto delle regole. Secondo Fini proprio la richiesta di dimissioni da una alta carica istituzionale, insieme alle motivazioni della sanzione, dimostrerebbero la «concezione aziendale che Berlusconi ha della politica, che non c’entra nulla con le istituzioni democratiche». Il Presidente della Camera ha anche ringraziato i cittadini impegnati nella difesa della legalità. Un passaggio al vetriolo, in cui definisce la legalità «lotta alla criminalità, come meritoriamente sta facendo il governo», ma anche «etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole». «Molti elettori non capiscono perché nel PdL il garantismo significhi troppo spesso pretesa d’impunità».
Quanto alle scelte future, Fini ha rimarcato che i futuri gruppi parlamentari «sosterranno il governo ogni qual volta agirà nel solco del programma elettorale e che non esiteranno a contrastare scelte dell’esecutivo ritenute lesive dell’interesse generale».
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