Ivana Perusin sul caso Beko: “Senza un numero sufficiente di lavoratori Cassinetta diventa insostenibile”
Tra un giorno ci sarà il secondo incontro al Mimit tra le parti sociali e i vertici della multinazionale turca. La vicesindaco di Varese per oltre 20 anni è stata manager alla Whirlpool: "Da lì non va portato via niente"

Il conto alla rovescia è già iniziato. Tra un giorno ci sarà il secondo incontro al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra le parti sociali e i vertici di Beko Europe (ex Whirlpool Emea), multinazionale turca del gruppo Arcelic. I sindacati dei metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm, dopo l’annuncio della proprietà di voler chiudere tre stabilimenti in Italia dedicati alla refrigerazione e al lavaggio, tra cui la fabbrica frigoriferi di Cassinetta, ha indetto una mobilitazione dei lavoratori con scioperi e presidi.
All’orizzonte non c’è nulla di buono. L’unica speranza è legata al contenuto della Golden Power, che in teoria dovrebbe salvaguardare gli assetti proprietari operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, e all’azione che il ministro Adolfo Urso e il Governo Meloni potranno mettere in campo per rilanciare quelle produzioni.

Ivana Perusin, attuale vicesindaco di Varese, ha lavorato per oltre 20 anni come manager all’ex Whirlpool Emea che poi ha venduto il 60% della proprietà ai turchi di Beko. Conosce molto bene la situazione e sulla vertenza in atto pone una serie di paletti fermi, a cominciare dalle priorità.
«In questo momento credo che il nostro impegno primario debba essere quello di resistere – dice la vicesindaco di Varese -. Non si deve assolutamente permettere che venga portato via neanche un singolo pezzo da Cassinetta. Questa azienda è parte integrante del territorio: è cresciuta con noi, ha fatto la storia di questo luogo, di Varese e delle aree limitrofe».
Per Ivana Perusin, la situazione che stanno vivendo i 2.200 lavoratori di Cassinetta è un dejà vu nemmeno troppo lontano. Come dire: ripetere quell’errore sarebbe sciocco. Per lo meno bisogna fare di tutto per evitarlo con un’azione messa in campo dal sistema Paese.
«Abbiamo già vissuto una situazione simile con un altro “satellite”- sottolinea la vicesindaco di Varese -, quando il quartier generale di Whirlpool a Comerio si è trasferito a Milano. Allora abbiamo perso tantissimi posti di lavoro, soprattutto le donne, costringendo molte persone a stravolgere la propria vita, affrontando lunghi spostamenti per continuare a lavorare. Le conseguenze sono state pesanti, non solo per i lavoratori, ma anche per tutto l’indotto del territorio, che ha subito un impoverimento. Oggi, questo non deve accadere a Cassinetta. Non deve uscire neanche un pezzo, le linee produttive devono rimanere intatte».
Il ragionamento dell’ex manager poggia su una certezza: non è possibile trasferire una parte della produzione senza compromettere la sostenibilità della fabbrica stessa: «Senza un numero sufficiente di lavoratori – dice Perusin – i costi diventano insostenibili. Per questo è fondamentale difendere il territorio e i lavoratori dell’azienda. Chiediamo con forza un impegno chiaro affinché nulla venga spostato e perché il futuro di Cassinetta e della sua comunità venga tutelato».
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