Maltrattamenti e telecamere per controllare la moglie, condannato a Varese a 3 anni e 4 mesi
L’accusa aveva chiesto 7 anni e mezzo. La difesa: “L’obiettivo delle denunce era di distruggete la vita all’imputato”. L’incontro vis a vis con l’amante della donna

Litigi continui, vessazioni persistenti, violenza e manie di controllo, come il posizionamento di telecamere all’interno della casa coniugale: tutto sfociato in un processo per maltrattamenti in famiglia che ha visto imputato un uomo di mezza età del Tradatese condannato a 3 anni e 4 mesi.
I fatti contestati consistono in comportamenti nei riguardi dell’ex compagna,dal 2018 al 2023, quando la donna – presente in aula come parte civile – denunciò ai carabinieri di Castiglione Olona. Per quei fatti l’accusa (pm Lorenzo Dalla Palma) ha chiesto una condanna di 7 anni e 6 mesi.
Per la difesa (avvocato Marco Bianchi): «È l’imputato ad essere vittima di questo procedimento: prima denunciato, poi sepolto da uno stillicidio di richieste economiche. La parte offesa ha cercato con la violenza psicologica di rovinare la vita al mio assistito, che ai tempi, dopo aver saputo della denuncia sporta contro di lui, si è subito recato dagli stessi militari per formalizzare un esposto dove veniva rappresentata la situazione legata ad una specifica condizione psicologica della signora».
Una “strumentalizzazione”, dunque, secondo il difensore, che ha chiesto l’assoluzione con formula piena per il capo “a” del processo, che vede l’accusa di maltrattamenti, e per il capo “b” per lesioni (otto punti di sutura) ai danni di un uomo con cui l’ex moglie si vedeva; lesioni – frutto di un incontro “visa a vis” tra i due uomini, per le quali il difensore ha pure richiesto l’assoluzione e in subordine la derubricazione del reato in percosse.
Il pubblico ministero al termine delle discussioni ha replicato: «La condotta dei maltrattamenti è complessa, ma vi è la prova che la donna sia stata sottoposta ad un clima continuativo di vessazioni». Anche la parte civile, avvocato Chiara di Giovanni, ha replicato contestando la valutazione della difesa rivolta alla parte offesa «volta a farla passare come paziente psichiatrica, senza alcuna giustificazione»: un classico caso, a detta della legale, di “vittimizzazione secondaria”.
Alla fine il collegio ha emesso dopo due ore di camera di consiglio la sentenza: condannato per i maltrattamenti in famiglia a 3 anni e 4 mesi, assolto dall’accusa di lesioni. È stata disposta una provvisionale alla parte civile di 10 mila euro.
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