“Violentata in casa dall’amico di famiglia”, l’imputato parla in aula a Varese e si discolpa
I fatti nel settembre del 2020 in un paese nei dintorni del capoluogo. La denuncia delal vittima che ai tempoi aveva 23 anni, cui seguì la refertazione medica. L'imputato: “Lei mi aveva eccitato”

È pesante l’accusa rivolta ad un ragazzo classe 1995 di origine straniera accusato di violenza sessuale nei confronti di un’amica che avrebbe abusato la notte fra il 12 e il 13 settembre del 2020: oggi, giovedì 16 gennaio, l’uomo ha parlato in aula e si è difeso dinanzi al Collegio, e nella prossima udienza verranno ascoltati i testimoni della difesa, elencati e segnalati al tribunale dall’avvocato Antonino Rossi di Parma arrivato a Varese per assistere il suo cliente che attualmente risiede fuori provincia.
IL FATTO RACCONTATO DALL’IMPUTATO
Una serata come tante fra amici di vecchia data che si conoscono bene, e che insieme alzano un po’ il gomito in un bar di Malnate. Poi il problema che si pone se uno della compagnia abita a qualche decina di chilometri di distanza (l’attuale imputato) ed è a piedi: «Mi ospitate per la notte?». Il ragazzo, ai tempi 25 anni, viene ospitato a casa di un amico d’infanzia. C’era anche la sorella di quest’ultimo, anche lei sua amica. Anzi, ad ascoltare l’imputato, tra i due c’era anche qualcosa di più: si erano spinti oltre l’amicizia. La logistica del “dopo serata”, era la seguente. Gli amici, i due ragazzi, avrebbero dormito a pianterreno. La ragazza, ai tempi di 23 anni, avrebbe dormito al piano superiore, da sola. È lì che si è consumato un rapporto sessuale completo quando l’imputato ha bussato alla porta della giovane per recuperare un caricatore del cellulare su richiesta dell’amico (e dunque fratello della vittima).
SUL DIVANO
Un racconto che entra nei minimi particolari, nei dettagli di quanto avvenuto: il giovane ha bussato alla porta dell’appartamento dove stava l’amica vestito solo dei boxer (faceva caldo e non aveva il pigiama perché il perottamento fuori casa non era previsto). La ragazza, dopo aver aperto la porta all’amico ed essersi poi svestita nella sua camera, si avvicina al venticinquenne in abiti discinti, lo accarezza, si siede sulle sue gambe. I due si trasferiscono sul divano dove avviene il rapporto. Poi, d’un tratto, la ragazza lo allontana. Lui si ricompone e scende a dormire con l’amico. E solo il mattino seguente l’ospite, accompagnato in stazione dal padrone di casa, dopo essere salito sul treno per il ritorno, riceve telefonate dai famigliari dell’amica che lo accusano di aver stuprato la ragazza. Questa la sintesi del racconto ascoltato in aula che non può venir virgolettato per evidenti motivi di buon costume, ma che può tradursi in una frase che suonerebbe così: «Il rapporto sessuale consumato era fra due adulti consenzienti. E io ho ceduto perché la ragazza mi ha eccitato»
LA PARTE CIVILE
Non è dello stesso avviso l’avvocato di parte civile Aurora Elena Passerini, di Busto Arsizio, che ha contro esaminato l’imputato dopo le domande della Pm Maria Claudia Contini. Secondo il legale della vittima c’è stata violenza sessuale e lo proverebbero le refertazioni fatte in ospedale nei giorni a seguire da parte della giovane, che ha denunciato qualche giorno dopo l’accaduto e successivamente è stata ascoltata in incidente probatorio – un atto che ha la funzione di anticipare l’acquisizione e la formazione di una prova durante le indagini preliminari – nel maggio 2021.
«L’imputato ha raccontato nel corso della sua deposizione di aver avuto un rapporto sessuale orale con l’imputata alcuni anni prima dei fatti, elemento che tuttavia non trova riscontri. L’ipotesi accusatoria è in realtà molto chiara: l’imputato voleva fare esattamente ciò di cui è accusato. È cioè salito al piano superiore con l’intento di consumare un rapporto sessuale con l’amica. E ci è riuscito».
Il prossimo passaggio sarà quello di ascoltare i testi della difesa che verranno sentiti dal tribunale alla fine del mese.
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