Sono creativo perché cresciuto a pane e Lego
«Le idee migliori nascono alla macchina del caffè». Così Michel Bressan, socio della Igb srl di Viggiù, giustifica la sua fama di mente creativa della famiglia
«Sono cresciuto a pane e Lego». Così Michel Bressan, socio della Igb srl di Viggiù, giustifica la nomea di mente creativa della famiglia. Nella sua testa è infatti nata l’idea che garantirà un notevole vantaggio competitivo all’azienda fondata dal padre Dino nel 1968.
Gli studi di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e una laurea in ingegneria gestionale alla Liuc di Castellanza, solo in parte, secondo lui, spiegano la sua forte creatività.
Bressan, come nasce un’idea imprenditoriale vincente?
«Il processo creativo per un imprenditore è condizionato quasi sempre da due aspetti imprescindibili: il costi e la fattibilità. Nel caso della scatola di farmaci con il meccanismo contro la manomissione, l’idea è nata osservando una normale scatola di liquirizie. La rigiravo tra le mani e ad un certo punto mi si è accesa la lampadina. Poi è venuto tutto il resto».
Me lo racconta, il resto?
«Sono andato subito al reparto progettazione e design e ho coinvolto Alberto, un nostro importante collaboratore con notevoli competenze tecniche. Poi insieme siamo andati alla macchina del caffè e lì ho trovato mio fratello Alessio. In genere quando gli dico che ho un’idea, lui si mette le mani nei capelli, un po’ per scherzo un po’ perché sa che ogni nuova idea di prodotto comporta un cambiamento. La macchina del caffè non è un elemento secondario perché un nuovo brevetto nasce sempre da un brainstorming, cioè dal confronto e dalla condivisione dell’idea originaria con i tuoi collaboratori, meglio se in un momento di relax».
Perché questa idea è così rivoluzionaria?
«Perché si prendono due pesci con un amo. Uso questa metafora in quanto il meccanismo meccanico, cioè una linguetta di cartone, è come un amo che, nel momento in cui chiudo la scatola, viene agganciato. E quando la apro, viene tranciato di netto. Lei capisce che in questo modo garantisco due verifiche: la prima riguarda l’integrità della scatola e la seconda il contenuto. Se la scatola è integra il contenuto non puo’ essere manomesso. Questa invenzione è un deterrente fortissimo contro la contraffazione dei farmaci perché chi vorrà farlo dovrà lavorare su volumi enormi. In pratica è come se per svaligiare una cassaforte che contiene cinque euro, devo spenderne un milione».
Quanto costa?
«Questa è la terza bella notizia: abbiamo fatto i calcoli e realizzata costa la metà di una etichetta adesiva, soluzione ampiamente adottata, ma che non garantisce nulla, perché puo’ essere sostituita e manomessa facilmente»
Lei ha detto che in azienda collaborate molto con i vostri clienti nell’ideare i prodotti. Che cosa vi chiedono?
«In questo settore il cliente vuole la qualità e noi la garantiamo con un controllo profondo di tutte le fasi della produzione. Quando vengono in azienda c’è la massima trasparenza cioè possono toccare con mano ciò che noi facciamo e constatare non solo la qualità della lavorazione ma anche i rapporti con i nostri collaboratori, il rispetto delle certificazioni. Si guardi in giro, lei vede polvere? Per gli americani ad esempio è importante non avere polveri residue della lavorazione».
È faticoso essere innovativi?
«No, da quando sono in azienda, devo esserlo ogni giorno».
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