L’ultimo saluto ad Antonella e Giosuè e lo strazio di una comunità

L'intero quartiere del Redentore, gli amici di scuola e i compagni di calcio di Giosuè, la grande famiglia del condominio di via Rossini. Tutti si sono stretti attorno a Maurizio e Giuseppe Boncordo

«Vorrei farli uscire da quelle bare come fece Gesù con Lazzaro ma non ho la fede e la forza di Cristo». Don Ivano conosceva bene Antonella D’Amone e il piccolo Giosuè Boncordo che frequentavano regolarmente la parrocchia del Redentore, il quartiere dove vivevano da sempre insieme al papà Maurizio e all’altro figlio Giuseppe. Sono loro gli unici due sopravvissuti allo schianto in autostrada della loro auto mentre si apprestavano a raggiungere Padova per venerare Sant’Antonio, come facevano ogni anno, lo scorso 12 agosto. In una chiesa gremita di parenti, amici, compagni di calcio, semplici abitanti dello stesso quartiere dove erano molto conosciuti, si è svolto uno dei funerali più strazianti che l’intero quartiere ricordi. 

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I funerali di Antonella e Giosuè 4 di 10

Il parroco del Redentore, don Ivano, in un momento di grande dolore come questo e con la notizia della morte del fratello di Maurizio, Giovanni che ha lottato tra la vita e la morte per tredici giorni, ha trovato le parole giuste per dare un momento di serenità in mezzo a tanto dolore: «Ricordo che Giosuè veniva spesso a messa e si posizionava nelle panche alla mia destra – ha detto il don indicando la zona della chiesa – quando chiacchierava troppo con i compagni li fulminavo con lo sguardo e loro subito si rimettevano in riga, per poi tornare a chiacchierare. Poi quando non lo vedevo alla domenica gli chiedevo conto dell’assenza e lui rispondeva "don Ivano io ci tengo, vado a Castellanza"». A ricordare Antonella, invece, le parole di un’amica che ha parlato a nome di tutte le maestre della scuola di Giosuè: «Era una madre premurosa e attenta, molto attiva anche a scuola e per l’ultima festa di fine anno aveva preparato 100 arancini di riso». Don Ivano ha chiesto aiuto e sostegno proprio alla moglie di Maurizio, al fratello e al piccolo Giosuè «perchè da lassù continuino a vegliare su chi è rimasto qui, con tanto dolore nel cuore per la loro perdita, ora non pensate solo a riposare in pace in Paradiso ma riversate amore sui vostri cari».

Il marito di Antonella e padre di Giosuè era in prima fila, sorretto dall’abbraccio di parenti e
 amici e rinchiuso in un dignitoso silenzio intervallato dallo sguardo carico di dolore che spesso volgeva verso quei due feretri posizionati davanti all’altare. Prima dell’inizio della funzione una delegazione della Pro Patria capitanata da Luca Giannone, squadra della quale Giosuè era un sostenitore, ha posizionato una maglia di gioco e un gagliardetto sulla bara bianca proprio vicino alla maglia verde da portiere della Castanese, la maglia con la quale difendeva la porta del club. Ed erano presnti anche diverse delegazioni di squadre capeggiate dai colori per i quali giocava, dell’Unione Sportiva Oratorio San Filippo e della Castellanzese. Al termine della cerimonia è stato anche letto il messaggio del sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli che era fuori città, e del cardinale di Milano Angelo Scola, il quale aveva anche detto una messa per la famiglia Boncordo.

Infine il grande abbraccio dei bustocchi, all’uscita dei due feretri dalla chiesa, un lungo applauso e un abbraccio che dice una cosa sola: gli amici di via Rossini, il quartiere del Redentore e l’intera città non lascerà soli i Boncordo e D’Amone, due famiglie che hanno saputo dare tanto a chi gli stava vicino e che ora hanno bisogno di tutti per andare avanti e superare questo momento.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 26 Agosto 2013
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