I
sondaggi lo danno in pieno recupero sui principali contendenti.
Raimondo Fassa continua instancabile ad incontrare la gente per
strada, a dialogare e presentare il suo progetto per Varese. «In
questa campagna elettorale - dice Fassa - ho ricevuto tante
attestazioni di stima e simpatia. La gente ha giustamente bisogno
di un contatto reale con la politica. La partecipazione è
stata alta e intensa. Ai banchetti ho parlato con centinaia di
persone che mi hanno dato spunti, segnalazioni. Direi che questa
campagna elettorale è stata soprattutto un'opera di pedagogia
politica che i cittadini attendevano».
Quali sono stati invece gli elementi più
negativi di questa campagna elettorale?
«Di quelli positivi le ho già detto. Direi che tutto sommato i
toni sono stati pacati e conformi ad un livello di civiltà
accettabile, fatto salva qualche intemperanza di qualche
contendente. Scivoloni di stile, per fortuna ricondotti subito
nell'alveo naturale della civile convivenza politica».
Quali sono i temi più importanti per Varese?
«Direi il recupero di uno spirito civico della città, la
viabilità, la cultura, l'attenzione e la rivalutazione dei rioni
e delle castellanze. I tanti cittadini che ho incontrato però mi
hanno stimolato molto sui microinterventi di manutenzione da fare
nella città, più che sulle grandi opere. Spesso si dimenticano
le piccole cose quotidiane necessarie».
Cosa farebbe per prima cosa se diventasse sindaco?
«Certamente una ricognizione dello stato dell'arte. Convocherei
per una settimana intera tutti i dirigenti dei vari settori e
tirerei le somme, in modo da conoscere il punto di partenza. Farei
le pulci al bilancio. So già che il punto debole, l'eredità
lasciata, è l'aumento del 10- 15 per cento della tassa sui
rifiuti solidi urbani, tanto per ribadire che l'attesa diminuzione
della pressione fiscale in questi anni non c'è stata»
Se andasse al ballottaggio come si comporterebbe?
«Mi rivolgerei a tutti gli elettori, anche a quelli che hanno
votato Fumagalli, perché è evidente che l'attuale sindaco è
inidoneo ad essere il leader di qualsivoglia coalizione
politica che voglia governare questo territorio. Per governare
bisogna essere in grado di riportare il dibattito politico sulle
questioni del territorio e per farlo non è sufficiente essere il
referente e il candidato voluto dai vertici della politica
nazionale».
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