El purtava i scarp del tennis
5 Luglio 2009
Caro direttore,
che pena decidere di schedare i clochard, che cosa sta diventando la nostra vita!
E’ d’obbligo andare con la mente alla splendida canzone di Jannacci -El portava i scarp del tennis-, infilare il cd e perdersi nella poesia del barbon che el parlava de per lu, che quando l’ha vista bianca e rossa che pareva il tricolore l’è sta bon pu’ de parla’…
D’accordo oggi Jannacci è un magnifico vecchio, Milano sembra l’Africa come dice il nostro Presidente del Consiglio e io un’inguaribile romantica; ma perchè costringerci a vivere con la paura di ricevere una lama nella schiena?
Ma li conoscono i nostri legiferatori i clochard? Ci hanno mai parlato? Io so che quando hanno scoperto che un balordo rapiva i cani al parco per usarli nei combattimenti lo hanno riempito di botte e quel bastardo (non l’animale, il bastardo-uomo) non si è più fatto vedere, che neanche la polizia è così efficace e tempestiva.
Sono triste direttore, per un’idea di società che va diffondendosi che mi fa sentire estranea in casa mia, fra le persone che voglio considerare amiche, forse sto invecchiando male, forse non sono ai passi con i tempi; ma non mi piace guardarmi alle spalle, giro con la borsa aperta e lascio le chiavi dell’auto nel cruscotto. Sono stata fortunata, non mi hanno mai rubato nemmeno uno spillo, ma non voglio avere paura dei miei simili, preferisco rischiare uno scippo che essere spiata da trentamila telecamere appese perfino nei cessi a riprendermi il sedere.
Ho paura che si stia confondendo il legittimo bisogno di sicurezza con la fobia dello straniero ( nel senso di "non assimilabile a me", ( nota per il signor Gelosia), del diverso; si, di questo ho davvero paura perchè ascolto la gente per strada e penso ai bimbi di oggi che saranno gli adulti di domani e con l’aria che tira non ascolteranno mai – El portava i scarp del tennis" e non si commuoveranno. Non immaginano cosa avranno perso.
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